1 e 2 novembre

«Milano, non dimenticare la tua vocazione a guardare verso Dio e, con coraggio, al futuro»

Nella Celebrazione presieduta al Cimitero Monumentale, alla vigilia della ricorrenza dedicata ai Defunti, l’Arcivescovo ha rivolto un messaggio all’intera città

di

Annamaria BRACCINI

di Chiesadimilano.it

Da un cimitero – la città dei morti e del silenzio – può giungere un messaggio alla metropoli dei vivi, rumorosa, intraprendente, indaffarata e, spesso, segnata dallo scetticismo? Sì, può, anzi deve per parlare forte e chiaro alla Milano di oggi.
È questo che l’Arcivescovo dice, al Cimitero Monumentale, presiedendo, come tradizione, l’Eucaristia nel pomeriggio del 1 novembre, vigilia della ricorrenza dei Defunti. Messa all’aperto – preceduta da un momento di preghiera personale presso la sepoltura del Servo di Dio, monsignor Luigi Giussani -, concelebrata dai Frati francescani minori, cappellani e affidatari del Cimitero, a cui partecipano tanti fedeli, riuniti nel grande piazzale ai piedi del Famedio, con la presenza anche, in rappresentanza del Sindaco, dell’assessore alla Trasformazione digitale e Servizi civici, Roberta Cocco.
«In Dio siamo un cuore solo e un’anima sola. Sono venuto qui a celebrare l’immensa moltitudine dei Figli di Dio, fatta di volti e di storie. Ci educhiamo, così, a non considerare gli altri solo un ruolo o un numero, perché ciascuno è guardato da Dio come un figlio unico», scandisce il vescovo Mario, in riferimento al capitolo 7 dell’Apocalisse, appena proclamato. «La moltitudine immensa è fatta di persone che hanno operato il bene e il male, di giusti e di peccatori, di persone famose e sconosciute, di coloro che hanno lasciato un vuoto incolmabile e di altri che sono scomparsi senza che nessuno se ne accorgesse, di gente che ha sofferto e ha fatto soffrire. Una moltitudine che è davanti a Dio con i suoi vizi e le sue virtù».
Ed è, appunto, guardando a questo che si può essere tentati dallo scetticismo «che si ferma alla vita terrena e per cui si considera che tutti finiamo nel niente e che, dunque, sia inutile affaticarsi a fare del bene». Ma proprio questo pensiero scettico «mette in discussone ogni morale, ogni comportamento, regola di vita, mentre noi – i credenti – siamo qui per dire che questa immensa moltitudine è chiamata a partecipare alla festa eterna di Dio, attorno all’Agnello, avendo in comune due aspetti».
Il primo è «il sigillo del Dio vivente che significa, non soltanto avere ricevuto il battesimo, ma l’essere immagine del Figlio di Dio. Che si creda o no, che lo si sappia o meno, siamo conformati a immagine e somiglianza di Dio che fa di ogni donna e uomo un capolavoro irripetibile, una persona unica».
Unici, eppure tutti passati, anche se non allo stesso modo, per la grande tribolazione che sono la storia e la morte: «i giusti e gli ingiusti, i persecutori e i perseguitati». «Alcuni – i santi, i giusti, gli amati da Dio -, consapevoli che il bene è premio a se stesso, fa bella la vita, aiuta a essere contenti anche ricevendo il male, e i malvagi rendendosi conto che il male è già un castigo e fa soffrire anche chi lo compie».
E se, certo, ora non possiamo immaginare cosa succeda nella festa di Dio, già la sua Parola rivela «che chi vi entra vede la verità». Laddove, nella storia, si considerano poveri i poveri, infelici i perseguitati e pare che la vicenda umana sia dolorosa soprattutto per i giusti e i miti, le beatitudini ribaltano la prospettiva, dicendo beati coloro che sono stati perseguitati. «Nella festa di Dio si potrà vedere che anche il male è un percorso che ha condotto al bene».
Nasce qui, allora, la possibilità che dal “Monumentale”, «Cimitero nel cuore di Milano e così caro ai milanesi, importante per le testimonianze di coloro che vi sono sepolti», arrivi un messaggio capace di andare oltre lo scetticismo. «Per questo preghiamo non solo per noi, i nostri morti, ma per la metropoli da questo luogo che dice alla città operosa e intraprendente, indaffarata e accogliente, popolata da persone che vengono da ogni parte del mondo, che praticano ogni religione, che parlano ogni lingua: “Milano, non chiudere gli occhi al tuo futuro, non dimenticare la tua vocazione a guardare verso la festa di Dio, impara a credere che là vedremo la verità, capiremo che è giusto fare il bene e sbagliato fare il male. Io benedico Milano perché custodisca la speranza, sia fiera della sua storia che al Cimitero Monumentale è rappresentata da alcuni suoi personaggi straordinari, perché sia coraggiosa nell’andare verso il suo domani».

Pubblicato sabato 2 Novembre 2019
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