I falsi profeti sono come «incantatori di serpenti», che «approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro». Lo spiega il Papa nel Messaggio per la Quaresima, diffuso martedì 6 febbraio, in cui parte da un versetto del Vangelo di Matteo – «Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» – in cui l’evangelista parla di «una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte a eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo». «Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! – esclama Francesco -. Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!».

«La vanità» fa «fare la figura dei pavoni»

I falsi profeti sono anche «quei ciarlatani che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci». È l’analisi del Papa, che scrive: «A quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso!». «Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare – ammonisce Francesco -. È l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro».

«Il demonio presenta il male come bene e il falso come vero»

«Da sempre il demonio, che è menzognero e padre della menzogna, presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo». A farlo notare è il Papa, che lancia un appello: «Ognuno di noi è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene». Poi una citazione di Dante Alighieri, che «nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio», che «abita nel gelo dell’amore soffocato». «Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? – l’invito di Francesco -. Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?».

No a violenze contro «bambino non ancora nato, anziano malato, straniero»

«Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, radice di tutti i mali», è convinto il Papa, che stigmatizza «il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti». «Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre certezze: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese».

La «terra avvelenata da rifiuti», i mari cimiteri dei migranti

«La terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte». È la parte del messaggio del Papa per la Quaresima dedicata al creato, anch’esso «testimone silenzioso» del «raffreddamento della carità». «L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità”, osserva Francesco citando l’Evangelii gaudium, in cui vengono descritti «i segni più evidenti di questa mancanza di amore: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce a occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario».

L’elemosina come stile di vita

Preghiera, elemosina e digiuno sono le tre pratiche quaresimali che il Papa cita al termine del messaggio come «rimedio» alla «mancanza di amore». «Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio – spiega Francesco -. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita». L’esercizio dell’elemosina, prosegue il Papa, «ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! – l’auspicio di Francesco -. Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa».
A questo proposito, il Papa fa sua l’esortazione di san Paolo, quando invitava i Corinti alla colletta per la comunità di Gerusalemme. «Questo vale in modo speciale nella Quaresima, durante la quale molti organismi raccolgono collette a favore di Chiese e popolazioni in difficoltà – l’appello -. Ma come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza». Il desiderio del Papa è per la nostra vita quotidiana: «Ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?».
Il digiuno, infine, «toglie forza alla nostra violenza, ci disarma, e costituisce un’importante occasione di crescita – osserva Francesco -, da una parte ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame; dall’altra, esprime la condizione del nostro spirito, affamato di bontà e assetato della vita di Dio. Il digiuno ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame».

L’appello

«Vorrei che la mia voce giungesse al di là dei confini della Chiesa cattolica, per raggiungere tutti voi, uomini e donne di buona volontà, aperti all’ascolto di Dio – è l’appello con cui si conclude il messaggio -. Se come noi siete afflitti dal dilagare dell’iniquità nel mondo, se vi preoccupa il gelo che paralizza i cuori e le azioni, se vedete venire meno il senso di comune umanità, unitevi a noi per invocare insieme Dio, per digiunare insieme e insieme a noi donare quanto potete per aiutare i fratelli!».