Copertina della Lettera ai 18enni

Il testo della lettera ai 18enni
Mancano interesse e fiducia
Secondo un recente sondaggio dell’Istituto Piepoli su un campione di 500 maggiorenni, risulta che i diciottenni sono meno interessati alla politica rispetto all’opinione pubblica in generale: infatti poco meno della metà dei ragazzi si dichiara interessato, a fronte quasi 3 italiani su 5 appartenenti ad altre fasce di età. Se da una parte i giovani vogliono essere informati su questioni politiche, dall’altra hanno poca fiducia nei politici e nei partiti. C’è da dire che la corruzione del mondo politico è molto più presente nelle menti dei ragazzi che in quelle dell’opinione pubblica. Inoltre più della metà dei diciottenni e quasi 7 italiani su 10 affermano di non aver partecipato a nessuna manifestazione politica, sindacale o di protesta negli ultimi due anni.

«Vorrei che per tutti il compimento dei 18 anni fosse una festa: nessuno si lasci convincere da quelli che dicono che non c’è niente da festeggiare! La festa che propongo, la festa alla quale invito è quella che celebra la bellezza della vita e si assume la responsabilità di renderla bella, per sé e per gli altri. La politica e la vocazione sono le sfide più audaci e le occasioni più preziose: buon compleanno, 18enni!». Si conclude così la lettera che monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, ha scritto a tutti coloro che nel 2018 diventano maggiorenni.

Una generazione spesso criticata o peggio messa ai margini della società, considerata solo composta da potenziali clienti, viene messa al centro dell’attenzione dal Pastore di Milano. Perché sui 18enni si scommette per l’oggi e per la costruzione di un futuro diverso. Soprattutto un invito forte a non chiudersi nell’isolamento egoistico, piuttosto a diventare protagonisti nella società e nella Chiesa. A partire dalla partecipazione politica e all’esercizio del voto.

«A 18 anni incomincia il diritto dovere di votare per esprimere le proprie scelte in campo politico e amministrativo – scrive Delpini -. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare la nazione ed esercitare responsabilità amministrative in regione o in città è una espressione di quella responsabilità per il bene comune che rende cittadini a pieno titolo. Nel nostro tempo “la politica” è spesso circondata da una valutazione così negativa e da pregiudizi così radicati che possono scoraggiare da ogni impegno e iniziativa».

La scommessa è sulla loro capacità di provocare un forte rinnovamento. «Ma ora è necessario che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese. E chi può avviare un cambiamento se non uomini e donne che si fanno avanti e hanno dentro la voglia di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo?».

Dunque, un accorato appello a non disertare le urne girandosi dalla parte dell’indifferenza o della sterile indignazione: «Per questo rivolgo un appello ai 18enni e a tutti i giovani: io credo che voi potete informarvi, voi potete pensare, potete discutere, potete farvi un’idea di quale direzione intraprendere e di come fare del vostro voto, il vostro primo voto! Un segnale di un’epoca nuova. Non cambierà tutto in una tornata elettorale. Ma certo con l’astensionismo non si cambia niente!».

Per una scelta responsabile è necessario informarsi e approfondire, non fermandosi a slogan superficiali e devianti. «Voi potete pretendere che vi siano chiariti i programmi, le intenzioni di coloro che si presentano candidati, le procedure di verifica di cui i cittadini dispongono, voi potete mettervi insieme per far valere le priorità che vi stanno a cuore e riconoscere le persone e le forze politiche che se ne fanno carico – continua l’arcivescovo -. Forse qualcuno di voi può anche farsi avanti per rappresentare gli altri nelle liste per le elezioni amministrative e diventare voce che tiene vive le istanze dei giovani là dove si affrontano le questioni rilevanti per la città».

Davvero un grande investimento di fiducia e di aspettative: «Io ho fiducia che questa vostra generazione può reagire all’inerzia, allo scoraggiamento e all’individualismo e dare un segnale a tutti gli adulti e alla classe politica e amministrativa di un rinascere del desiderio di partecipare, di contribuire al bene comune, di cercare vie per dare forma al “buon vicinato” che rende desiderabile vivere vicino e appartenere alla comunità».

Oltre alla politica, ci sono anche i doveri e non solo i diritti dei nuovi cittadini. Continua Delpini: «A 18 anni si diventa pienamente responsabili dei propri atti a livello civile e penale: la libertà si confronta con la legge come garanzia del bene comune, del rispetto dei diritti di tutti. È il segno che l’appartenenza alla comunità non è solo il diritto di ricevere prestazioni, ma il dovere di rispettare le regole e di partecipare con le proprie risorse e con il proprio comportamento alla convivenza dei cittadini».

«Un diciottenne nel nostro Paese è considerato “troppo giovane” e le possibilità effettive di avere un vita propria, una abitazione propria, una attività propria, una autonomia reale sono molto ridotte: per lo più dipende in tutto dalla sua famiglia – prosegue Delpini -. Mi sembra opportuno reagire a questa percezione di impotenza e mi piacerebbe seminare nei 18enni la persuasione di essere presenza attiva, significativa, preziosa per la società e la Chiesa di oggi». E anche ai 18enni rilancia la «legge delle decime».