Tra autorità, sindaci, sacerdoti, Porporati, 30 Vescovi e, soprattutto, tanta gente, non è facile riuscire a raggiungere l’ingresso del Duomo, anche se manca ancora più di un’ora all’inizio delle esequie del cardinale Tettamanzi. Il feretro, all’interno, è meta dell’ininterrotto omaggio silenzioso e della preghiera di moltissimi fedeli, mentre la Cattedrale continua ad affollarsi. Alla fine si conteranno oltre 5000 fedeli e più di 1000 preti concelebranti, che trovano posto anche in zone diverse da quella normalmente loro riservata.

Alle 11.00 in punto inizia la Celebrazione con la Processione che porta in altare maggiore il cardinale Scola, amministratore apostolico della Diocesi che presiede il Rito, altri 8 cardinali –  tra cui il presidente della Cei, Bassetti, l’Arcivescovo di Genova, Bagnasco, di Ancona- Osimo, Menichelli (il cardinale Ruini ha fatto pervenire un messaggio), tutti i Porporati di nascita ambrosiana, i Vescovi, tra cui l’Arcivescovo eletto, monsignor Mario Delpini. Nelle prime file della navata centrale ci sono i parenti venuti da Renate, l’assistente Marina Oggioni, il sindaco di Milano, Sala, il prefetto e il questore della città, altri primi Cittadini con i loro Gonfaloni, l’ex presidente del consiglio Mario Monti e il ministro Maurizio Martina. Molte le autorità militari, i rappresentanti delle Chiese Cristiane presenti a Milano, come di altre religioni, i membri della società civile e dell’Associazionismo che prendono parte alla Messa. Non mancano fedeli provenienti dalle Diocesi di Ancona- Osimo, Genova – di cui Tettamanzi era stato arcivescovo – e di Vigevano dove aveva svolto il compito di amministratore Apostolico. In apertura viene data lettura del Messaggio inviato dal Papa. Quando il corpo del Cardinale viene asperso con l’acqua benedetta dal cardinale Scola, e, poi, incensato da monsignor Delpini, la commozione è palpabile e profonda. La Lettura della Parola di Dio illumina la riflessione del Cardinale

L’omelia del Cardinale   

«La morte di questo uomo amabile ed amato, come l’ha definito Papa Francesco nel suo Messaggio, non è una sconfitta della vita. Al contrario, ne è la pienezza. La sua morte è una vittoria. Ce lo conferma la Seconda Lettura, tratta dalla Passione secondo Matteo», sottolinea subito Scola.

Chiaro il riferimento alla Risurrezione, «pieno compimento del nostro destino», approfondito anche attraverso un brano dell’omelia della Pasqua 2011 del cardinale Tettamanzi.

«Moltissimi tra noi – penso anche a me, alla nostra lunga collaborazione ed amicizia – hanno nel cuore fatti e momenti in cui hanno potuto godere dell’intensa umanità del Cardinale Dionigi. Ad essi ritorneremo quasi a preziose reliquie. Di essi parleremo agli adolescenti, ai giovani, a figli e nipoti per aiutarli a crescere. Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e, con eccezionale pazienza, salutava ad uno ad uno. Era inoltre profondamente competente nel campo delle scienze morali e bioetiche, come rivelano le numerose pubblicazioni e, in modo speciale, la collaborazione diretta con San Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI e con Papa Francesco», dice subito il successore di Tettamanzi sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo.

Il pensiero va anche alla metropoli: «Il rapporto del Cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il Cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre»

Da qui la responsabilità che viene a tutti da una vita tanto generosamente spesa e da un’eredità che la Chiesa ambrosiana saprà mantenere viva trovando forme e modi: «Affidare, come ora stiamo facendo, il Cardinale Dionigi al Padre, non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve scavare in noi in profondità, interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta».

Le parole dell’Arcivescovo eletto

Infine, è monsignor Delpini che dà voce al sentimento di tutti, nella «gratitudine al popolo immenso di Dio che ha visitato la salma incessantemente in questi giorni, come sospinto da un intimo bisogno di esprimere affetto e di pregare. Mi pare che la ragione che ci accomuna tutti in questo tributo di preghiera e di affetto sia questa: che è stato facile voler bene al cardinal Dionigi. È stato il suo temperamento, il suo modo di fare, la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune. Forse il cardinal Dionigi vuol dirci quest’oggi: “Qua voi siete tanti, siete bravi, avete tante qualità, o forse non avete tutte le qualità desiderabili, forse nessuno è perfetto. Però, ecco, una raccomandazione vorrei farvi: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene”».