Caratteristiche della liturgia

Le caratteristiche della liturgia ambrosiana sono un forte cristocentrismo, derivante dalla lotta contro l’eresia ariana al tempo di Ambrogio, e una vicinanza con le liturgie orientali, prese da Ambrogio stesso come modello per la Chiesa milanese, seppur facendo sempre riferimento agli usi della Chiesa di Roma come fonte normativa.

Celebrazione della messa

La celebrazione della messa presenta gli stessi elementi del rito romano, ma alcuni di essi sono disposti diversamente o sono leggermente differenti:

  • Nei riti iniziali, l’atto penitenziale tipico della liturgia ambrosiana è la triplice invocazione Kyrie eleison (Signore pietà) senza il Christe eleison (Cristo, pietà) presente nel rito romano. C’è da sottolineare che l’acclamazione Kyrie eleison viene sempre proclamata nell’originale greco, e mai in italiano.
  • Quando i lettori si accingono a proclamare le letture bibliche (Lettura ed Epistola, non il salmo) durante la liturgia della parola, chiedono e ricevono una benedizione dal sacerdote celebrante. Mentre nel rito romano ciò avviene solo quando un diacono proclama il Vangelo, nel rito ambrosiano chiunque proclami la Parola di Dio durante la liturgia deve ricevere la benedizione da chi presiede la celebrazione. Una particolarità del rito ambrosiano è anche l’incensazione dell’arcivescovo prima dell’omelia, in segno di devozione profetica.
  • La professione di fede (il Credo) non è recitata subito dopo l’omelia come nel rito romano, ma è posticipata dopo l’offertorio. Subito dopo il Vangelo (o dopo l’Omelia, se questa ha luogo), si recita invece un’apposita antifona che è chiamata “dopo il Vangelo”, durante la quale si prepara la mensa stendendovi il corporale e deponendovi sopra il calice, così da sottolineare, maggiormente che nel rito romano, il legame tra la liturgia della parola e la liturgia eucaristica.
  • Nella messa di rito ambrosiano, sia che venga proclamata la preghiera dei fedeli, sia che venga omessa, la liturgia della Parola termina sempre con un’orazione del celebrante con la quale si conclude la prima parte della messa; nella messa di rito romano invece, se non viene proclamata la preghiera dei fedeli, subito dopo il Vangelo inizia l’offertorio.
  • Lo scambio della pace non è immediatamente prima della Comunione come nel rito romano, ma viene anticipato al termine della Liturgia della Parola, prima della preparazione dei doni. Ciò rispecchia l’antica tradizione (che si è conservata anche nelle liturgie orientali) secondo cui si obbedisce al precetto evangelico (Mt 5,23-24) che impone la riconciliazione fraterna prima di compiere l’offerta rituale sull’altare.
  • A conclusione della presentazione dei doni, manca la monizione con la quale il sacerdote chiede all’assemblea di pregare, che invece è presente nel rito romano («Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente», a cui l’assemblea risponde «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio, a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua Santa Chiesa»). Inoltre il lavabo è facoltativo: di fatto esso viene compiuto solo nelle solennità.
  • Nella messa ambrosiana il Prefazio fa parte del proprio. Quindi ogni celebrazione ha un proprio Prefazio. Per talune celebrazioni, ad esempio nelle domeniche di Quaresima, sono addirittura previsti più di un Prefazio tra cui il sacerdote può scegliere.
  • La Preghiera Eucaristica I presenta delle varianti significative rispetto all’analoga del rito romano.
  • Il rito ambrosiano ha due Preghiere Eucaristiche particolari (la V e la VI) che devono obbligatoriamente essere usate rispettivamente per la messa in Coena Domini e per la Veglia Pasquale. Possono essere anche usate in altre celebrazioni: la V per le celebrazioni che hanno come tema l’Eucarestia, la Passione e gli eventi sacerdotali, la VI nel tempo pasquale e nelle messe per i battezzati e quelle rituali per l’iniziazione cristiana.
  • Prima del Padre Nostro il sacerdote compie la frazione del pane consacrato, mentre i fedeli recitano o cantano un’apposita antifona che si chiama “allo spezzare del pane”; mentre nel rito romano, al termine della preghiera eucaristica si recita subito il Padre Nostro.
  • Nella messa ambrosiana manca la triplice invocazione Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi (Agnus Dei), durante la quale nel rito romano si compie la frazione del pane, dopo la preghiera per la pace e lo scambio di pace. Nel rito ambrosiano infatti dopo la preghiera per la pace, si passa subito alla comunione, perché lo scambio di pace è già stato fatto prima dell’offertorio e la frazione del pane (con la sua antifona) è stata compiuta prima del Padre Nostro.
  • Il saluto augurale, dopo la preghiera per la pace e prima della comunione, nella messa ambrosiana è diverso dal corrispondente della messa romana, e recita: «La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi».
  • Al termine della messa in rito ambrosiano, la benedizione finale è preceduta dalla triplice invocazione Kyrie eleison, e successivamente alla monizione del celebrante «andiamo in pace», l’assemblea risponde «nel nome di Cristo», anziché «rendiamo grazie a Dio» come nel rito romano.

Suppellettili liturgiche

Una differenza con il rito romano riguarda la forma dell’ostensorio che ha conservato la più antica conformazione a tempietto, mentre nel rito romano ha assunto una forma di raggiera.

L’ostensorio e la pisside sono ricoperti da conopei di colore rosso e non bianco.

Il turibolo a differenza di quello romano è privo del coperchio traforato e della quarta catena che serve ad aprirlo. Viene usato facendolo girare per aria, in un modo del tutto sconosciuto al rito romano che invece lo usa esclusivamente in senso antero-posteriore. Il modo di incensare ambrosiano è infatti «per ductum et tractum», cioè facendo prima roteare il turibolo (ductus) e poi spingendolo in avanti (tractus) verso la persona o la realtà sacra da venerare, in modo tale che chi incensa “disegni” per così dire la forma di una croce. Nel ductus il turibolo viene fatto ruotare da destra a sinistra una volta e da sinistra a destra tre volte; nel tractus il turibolo viene alzato verticalmente e abbassato.

L’aspersorio è fatto come un piccolo pennello e l’acqua è trattenuta dalle setole.

La croce astile viene sempre rivolta al celebrante, quindi nelle processioni il Crocifisso è volto indietro, mentre nel rito romano è volto in avanti. Sulla stessa croce o sulla croce dell’altare è possibile collocare le candele.

Alcuni sacerdoti (prevosti e vicari episcopali) hanno il diritto di portare durante le processioni la ferula, cioè un bastone sormontato da un globo e una piccola croce.

Paramenti liturgici

In generale la foggia dei paramenti liturgici è uguale a quella romana, esistono però alcune particolarità, sebbene non sempre presenti o rispettate:

  • i diaconi indossano la stola sopra la dalmatica;
  • il camice può essere ornato con i cosiddetti “aurifregi”, cioè due strisce di tessuto, dello stesso colore dei paramenti, applicate alle estremità delle maniche e due quadrati applicati, uno davanti e uno dietro, nella parte inferiore del camice stesso;
  • è possibile che ci sia il cappino, striscia di tessuto nei vari colori liturgici, applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta o casula. Anticamente il cappino era unito all’amitto, secondo l’uso tuttora vigente in alcune chiese orientali;
  • chi ha diritto alla croce pettorale (vescovi, canonici, ecc..) la porta sopra la casula o pianeta.

Vi sono anche differenze che riguardano il colore dei paramenti:

  • nel rito ambrosiano il colore per le celebrazioni del SS.mo Sacramento è il rosso, a differenza del rito romano dove il colore liturgico previsto è il bianco. Per questo motivo si utilizza il rosso alla messa “in cena Domini”, al “Corpus Domini” e nella Festa del Sacro Cuore di Gesù;
  • nel tempo dopo Pentecoste e dopo il martirio di San Giovanni Battista si utilizza il rosso, mentre nel corrispondente tempo ordinario romano si usa il verde;
  • al posto del viola si utilizza o si dovrebbe utilizzare una particolare tonalità detta morello;
  • nelle ferie quaresimali, ad eccezione del sabato (non considerato feria), si può usare il nero;
  • non si utilizza il colore rosaceo né l’azzurro.

Vi sono differenze anche negli abito del clero:

  • la veste talare, abbottonata fino in fondo nel caso del rito romano, è chiusa con soli 5 bottoni nella parte superiore e poi fermata in vita da una fascia nera nel caso dei sacerdoti di rito ambrosiano;
  • la berretta è leggermente più alta di quella del clero romano ed il fiocco è presente solo sulle berrette dei prevosti (vescovi e monsignori usano la berretta romana corrispondente al proprio grado).