La crisi dell’occupazione stimola anche la comunità cristiana a cambiare il proprio modo di stare accanto ai lavoratori. Non viene meno, però, la necessità di pregare: in vista del 1° maggio la Diocesi lo farà con il cardinale Scola nella tradizionale Veglia in programma quest’anno alla Peg Perego di Arcore

Da quando seguo il Servizio per la Pastorale sociale e il lavoro della Diocesi di Milano mi sono approcciato alla “questione-lavoro” in maniera molto diversificata.  All’inizio mi pareva di parlare di un oggetto a me ignoto. Sentivo un deficit d’esperienza e cercavo di ripararmi dietro le parole pronunciate dai Papi nell’ultimo secolo e in generale la cosiddetta Dottrina sociale della Chiesa. Quasi in contemporanea ho iniziato a leggere saggi e ricerche sui temi del lavoro. Intanto, però, nella quotidianità iniziavo a essere provocato da incontri con persone senza lavoro, con aziende in difficoltà e con la precarietà lavorativa di tanti uomini e tante donne d’ogni età.

L’impatto con un’umanità sofferente per la disoccupazione mi ha tolto progressivamente la voce. Mi sono trovato a essere insofferente all’idea di mettermi a fare incontri sui temi del lavoro in generale, perché percepivo vuoto il mio parlare. Mi è servito un tempo di silenzio, fatto di ascolto di storie reali e d’impegno con altri, per immaginare percorsi di ricollocamento, per riappropriarmi di una verbalità smarrita e tornare a dire qualcosa col desiderio profondo di dare una mano a chi era senza lavoro.

Mi sono chiesto più volte – e continuo a interrogarmi in questo senso – cosa debba fare oggi la Chiesa in merito al lavoro. La domanda è complessa e la risposta non è immediata.

Senza andare troppo indietro negli anni, ripenso a quando l’allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini diede avvio alla Pastorale del lavoro. I primi anni Sessanta del secolo scorso vedevano un’Italia in netta ripresa, dopo la distruzione della seconda guerra mondiale. In tanti arrivavano da tutta Italia nella nostra Diocesi e le grandi fabbriche davano lavoro a un popolo immenso. La Chiesa si sentiva interpellata e cercava di animare il mondo delle fabbriche con una presenza cristiana. Anche alcuni sacerdoti scelsero di svolgere il loro ministero nelle aziende, per testimoniare una prossimità al popolo dei lavoratori.

Oggi che cosa rimane di questo mondo? Le trasformazioni in atto sono tanto radicali che si parla di Rivoluzione Industriale 4.0, e si prevede un ancora maggiore impiego dei robot e dell’automazione nelle attività lavorative. Anche a fronte di queste trasformazioni io individuo almeno quattro azioni fondamentali:
1. Accompagnare chi è senza lavoro, non lasciarlo solo e trovare strade concrete per un inserimento o un reinserimento nei circuiti lavorativi.
2. Sostenere e farsi promotori di nuove forme d’imprenditorialità, così come nella storia tante volte i cristiani hanno saputo fare. Penso ai Benedettini, ai Francescani, a don Bosco e ai Salesiani, ma anche a tutto un mondo delle cooperative che sono nate attorno ai nostri ambienti.
3. Vigilare affinché si realizzi un lavoro che sia libero, creativo, partecipativo e solidale.
4. Pregare con fede perché il Signore della vita non lasci senza occupazione i suoi figli.

Vorrei ora soffermarmi sull’importanza della preghiera per il lavoro. L’uomo affida a Dio i suoi desideri e lo fa con la fiducia di chi sa che il Padre ascolta la voce dei suoi figli che lo invocano. Pregare è un atto insieme di umiltà e di affidamento. Per chi crede, è il primo gesto da compiere non appena ci si alza dal letto ed è l’ultima parola a chiudere la giornata.

Nella Diocesi di Milano facciamo una Veglia di preghiera solo una volta all’anno, ma è segno di uno stile che andrebbe moltiplicato. Preghiamo troppo poco per il lavoro! Mercoledì 26 aprile, a partire dalle 20.45, presso l’azienda Peg Perego di Arcore (via De Gasperi 50), lo faremo attorno al nostro Arcivescovo, il cardinale Angelo Scola. Da quando è entrato in Diocesi, il nostro Pastore ha sempre presieduto questo momento. Lo abbiamo vissuto a Milano, per esempio all’Ortomercato e alla Stazione Centrale, ma anche a Lecco, presso la ditta Icam. Dopo averlo celebrato lo scorso anno nella Basilica di Sant’Ambrogio come Giubileo dei lavoratori, quest’anno torniamo a riviverlo in un’azienda, pensando a tutte le ditte dove si lavora e dove ci sono difficoltà in atto.

La Peg Perego è una grande azienda che produce passeggini e tutta l’accessoristica per i bebè. È luogo simbolico dove riflettere sul nesso tra lavoro e vita. Preghiamo affinché il lavoro dia a tutti una vita dignitosa e permetta alle famiglie di essere generose generatrici di futuro. Lo faremo provando a pregare e a riflettere utilizzando diversi linguaggi e venendo provocati dalle parole della Laudato si’ di papa Francesco.

«Un lavoro per la vita» dice sia il legame tra lavoro e qualità della vita, sia il desiderio che, col lavoro, le persone tornino a scommettere sulla vita e ritornino a mettere al mondo dei bimbi. Le nascite dell’ultimo anno, infatti, sono state solo 474 mila, un numero molto inferiore a quello dei decessi, e questo narra di una paura diffusa. Il lavoro può essere una fonte di sicurezza per tornare a credere al futuro.

Preghiamo per il lavoro, preghiamo per la vita, preghiamo perché non si perda mai la speranza.

di Walter MAGNONI
Responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale sociale e il lavoro