L’Arcivescovo ha presieduto, in Duomo, la Celebrazione della Veglia pasquale. «Il fatto della Risurrezione è il cardine della nostra fede e della nostra vita», ha detto Scola che, durante il Rito, ha anche conferito i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana a 12 Catecumeni

La paura, la rassegnazione al male, il dolore straziante di chi – quasi quotidianamente – piange le «vittime della violenza feroce del terrorismo e della guerra, ormai purtroppo prassi quotidiane, insensate e disperate».
E, poi, «l’amore tenace, ma ancora impotente a salvare dalla morte e, perciò, sempre più schiavo della paura» delle “Marie” alla tomba del Signore, immagine «della tenerezza struggente» dei familiari, delle madri e degli amici dei martiri dei nostri giorni.
È in questa “atmosfera del sepolcro” – come l’ha definita il Papa –, nelle notti agitate dagli incubi di morte di ieri e di oggi, che irrompe la speranza certa e affidabile capace di cambiare per sempre la storia del mondo e dell’uomo: “Non abbiate paura, Cristo è risorto”. Quell’annuncio che illumina, anche nella Milano del Terzo millennio, la Veglia nella Pasqua di Risurrezione del Signore.
La “madre di tutte le Sante Veglie”, come la definì sant’Agostino che, nel suo rito antichissimo, si apre, in Duomo con la Liturgia della luce e l’accensione dell’artistico Cero pasquale con la croce fiorita dipinto dalle Claustrali benedettine dell’isola di San Giulio d’Orta. Lo accende, all’ingresso della Cattedrale, il cardinale Scola che presiede la Veglia concelebrata dal Capitolo Metropolitano, dai membri del Consiglio Episcopale Milanese e da una ventina di sacerdoti.
Lo splendido e solenne Preconio pasquale ambrosiano, risalente al V-VI secolo, è cantato in latino dal Diacono, quale sintesi poetica e altissima dell’intera storia della salvezza. Si ascolta, nel silenzio, la straordinaria abbondanza della Parola di Dio, attraverso le sei Letture tratte dal Primo Testamento, prefigurazione dell’incarnazione e del sacrificio di salvezza di Cristo. E, finalmente, il triplice annuncio della Risurrezione – peculiare del Rito ambrosiano, in tutto simile al “Cristos Anesti” della liturgia bizantina nella Pasqua ortodossa – viene proclamato, con voce sempre più alta, dall’Arcivescovo ai tre lati dell’altare maggiore della Cattedrale. Le campane che si sciolgono, il canto dell’Alleluia che si alza, raccontano la gioia di questo momento in cui la Chiesa ritrova lo Sposo. Si entra, così, nel nuovo Testamento con le tre ultime letture, concluse dal Vangelo di Matteo.

Proprio dal riferimento alla Parola di Dio e ai gesti che si compiono, prende avvio la riflessione del Cardinale.

L’omelia dell’Arcivescovo

«San Pietro e san Paolo registrano la conformità, la continuità di questo evento di cui stiamo facendo memoria alle Scritture del Vecchio Testamento. I segni di questa solenne Liturgia non sono meno eloquenti delle parole: il Cero pasquale richiama la colonna di fuoco che guidò il Popolo eletto alla liberazione, o la stella che illuminò il viaggio dei Magi, cioè di tutti i popoli. Ma il segno più imponente della grande forza di riscatto di questa notte è quello del Battesimo della Confermazione e della Comunione che 89 Catecumeni della nostra Diocesi –12 in Duomo – ricevono in questa notte, nella quale noi rinnoviamo le nostre promesse battesimali».
Un invito per tutti, dunque, a riscoprire la forza del Battesimo, «negli incontri decisivi della vita che lo rendono, ogni volta, attuale; a riviverlo nella comunione fraterna e nell’urgenza della solidarietà con cui vogliamo contribuire all’edificazione di una società civile veramente amica», nella certezza di Colui che, risorto, ci precede in Galilea, là dove tutto è cominciato. Il fatto della Risurrezione, e non altro, è, infatti – scandisce l’Arcivescovo –  « il cardine della nostra fede e della nostra vita», di una vita capace “di ricevere il fuoco che Gesù ha acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra”, per usare ancora le parole di papa Francesco. E questo, appunto, perché «ogni uomo e ogni donna, lo sappia o meno, ha desiderio di questo fuoco, voglia di vita e desiderio di felicità».
Dopo l’augurio pronunciato anche in inglese, spagnolo, francese e tedesco – «La luce del Risorto trasfigura le tenebre opache del male. Buona Pasqua» –, ha inizio presso il battistero cinquecentesco del Duomo, la Liturgia battesimale, nella quale ai 12 Catecumeni, 4 cinesi, 2 italiani, 5 albanesi, un indiano, vengono conferiti dall’Arcivescovo i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana.
Al termine della Veglia, ancora un gesto simbolico con la consegna dell’acqua benedetta, da versare nei fonti battesimali delle loro chiese, ai sacerdoti di 4 parrocchie del Centro storico cittadino presenti  alla Celebrazione, cui si aggiunge la “SS. Trinità” dove ha sede la Cappellania per i fedeli di lingua cinese.
Infine, ancora un auspicio dal Cardinale: «Gesù è risorto e la nostra vita ha cambiato direzione incontrandolo. Bisogna ora che si rinnovi sempre di più. Nei giorni a venire continuiamo ad approfondire e, soprattutto, a comunicare quanto abbiamo vissuto in pienezza in questa Veglia».

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