Epoca di costruzione: fine sec. XVI

L’antica Chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, sorge in posizione decentrata, all’ingresso del paese per chi proviene da Fenegrò, su una diramazione a destra della Via Amunzio da Lurago.
Parte delle strutture architettoniche quali la parete meridionale con due finestrelle risale al secolo VII. Conserva un importante ciclo di affreschi dei secoli XII, XV e XVI. E’ stata sottolineata l’affinità esistente fra questi affreschi e quelli della basilica di S. Pietro al Monte sopra Civate, specialmente quelli della c.d. cappella degli Angeli. Alcuni parziali scavi archeologici, all’interno ed all’esterno della chiesa hanno messo in luce fra l’altro un blocco di pietra con una rara raffigurazione umana risalente a 2000 anni prima di Cristo.

“Mi pregio avvertire Vostra Signoria Illustrissima che venerdì I settembre ore 8 il signor architetto Luigi Perrone dell’Ufficio Regionale dei Monumenti arriverà a Lurago per portarsi tosto costà a visitare l’antica Chiesa di S. Giorgio. Io lo accompagnerò e sarà pure con me un altro egregio architetto studioso di antichità. Sarà grato a V.S.Ill. se vorrà darne avviso alla Veneranda Fabbriceria ed al Reverendo Signor Parroco. Le sarò poi particolarmente grato se vorrà usarmi la cortesia di disporre perché una vettura si trovi alla stazione di Lomazzo a riceverci, capace di tre persone oltre al vetturale”.

Così scriveva nel 1905 Antonio Giussani (vice ispettore del R. Ispettorato dei monumenti e degli scavi per il circondario di Como) al sindaco di Lurago a testimonianza di un’attenzione per l’antichissima parrocchiale che il Perrone avrebbe confermato più tardi, pubblicando nel 1913 sulla “Rivista archeologica della provincia ed antica diocesi di Como” alcune note con un “intuizione straordinariamente anticipatrice ”.

In seguito, invece, un lungo periodo di disinteresse storico-culturale e di totale abbandono condusse ad uno strato di grave e preoccupante degrado, riscattato solo in quest’ultimo decennio da appropriati lavori di restauro (al cui finanziamento ha contribuito anche Cariplo) e da interventi di studio culminati nell’illuminante volume di Oleg Zastrov La Chiesa di San Giorgio a Lurago Marinone, dal quale sono tratte le citazioni che seguono.

Questa recente attività di indagine a livello archeologico, architettonico, figurativo e storico-archivistico “ha determinato una massa imponente di risultati , i quali appaiono, per certi versi, d’importanza eccezionale”.

A seguito del saggio di scavo effettuato nel sottopavimento absidale sono stati rinvenuti due massi litici graffiti databili a più di 2000 anni avanti Cristo. La figurazione antropomorfa incisa su uno di essi è la prima finora segnalata nella zona del Comasco. Se si accerta la pertinenza di tali massi con qualche manifestazione culturale, tale ritrovamento confermerebbe in modo davvero sorprendente l’ipotesi avanzata sulla localizzazione di questa parrocchiale (che sorge isolata al di fuori del paese): essa cioè deriverebbe dal desiderio di mantenere per un lunghissimo periodo di tempo nel medesimo e preciso sito, quasi si trattasse di un “perimetro sacro”, ogni insediamento di tipo devozionale nonostante il mutare della religione praticata. Esempi classici e ben noti di tale voluta persistenza sono la basilica romana di San Clemente e la chiesa di San Pietro ad Alba fucens in Abruzzo. Ma si hanno riscontri analoghi anche in un ambito territoriale molto più ristretto: le chiese di S Maria Nullate a San Fermo della Battagia, di S. Lorenzo a Guanzate e di S. Maria in campagna a Grandate (tutte in provincia di Como).

Un altro saggio di scavo nella navata ed una meticolosa analisi delle strutture in alzato hanno messo in luce la chiesa primitiva (parte delle fondazioni e della parete meridionale con due monofore) risalente al VII° secolo e ciò “ è da considerarsi una delle più interessanti acquisizioni, non solo per la storia di S. Giorgio in sé, ma anche per quella dell’ architettura altomedioevale in Lombardia”.

È stato inoltre accertato che la chiesa del VII° secolo ha “alcune delle sue fondazioni sovrapposte a strutture architettoniche e tombali certamente anteriori, di epoca…databile…all’attardata romanità” .

In epoca romanica (XII° sec) la chiesa subì profonde trasformazioni: la facciata occidentale venne spostata per allungare la navata; le pareti e la copertura furono sopraelevate (e conseguentemente le finestre alto medioevali furono tamponate e furono praticate nuove monofore più ampie e regolari in posizione più alta) ed anche l’abside fu ristrutturata. È interessante notare come il livello dell’alzato romanico e la nuova dimensione in pianta della navata siano testimoniati con precisione da due travi lignee rimaste conglobate nelle pareti ed a quel tempo poste in opera con il consueto scopo di distribuire omogeneamente sull’intera lunghezza dei muri il peso della copertura. La puntuale conferma della datazione di tali travi è stata fornita dai risultati dell’analisi dendro-cronologica di un campione: esse proverrebbero da piante cadute al taglio

poco dopo il primo quarto del XII° secolo. La rimozione delle pareti interne di strati di scialbo ha riportato alla luce numerosi minuscoli frammenti di affreschi romanici che, seppur figurativamente insignificanti, hanno permesso di stabilire con certezza che “la chiesa doveva essere…in larga parte coperta da pitture”, non del tipo a modulo continuo, bensì a campi riquadrati. E’ sopravvissuto un unico lacerto, ma di alta qualità: il busto di un angelo del primo scorcio del XII secolo per il quale è stato proposto n riscontro comparativo con i volti angelici affrescati nella cappella degli angeli della basilica di S. Pietro al Monte sopra Civate.

In epoca gotica (XIV e XV° sec) nuovi importanti interventi caratterizzarono la vita della nostra chiesa. Entro la fine del 300 fu quasi completamente ricostruita la zona absidale (e questa parte ha conservato il suo aspetto gotico fino ai nostri giorni), la navata fu ingrandita in pianta spostando nuovamente la facciata occidentale ed inserendovi un modesto campani letto senza però toccare la quota dell’alzato romanico, com’è confermato dai preziosi verbali delle visite pastorali cinquecentesche e dalle piante annesse. Anche la fenestratura fu ulteriormente modificata. Di questo periodo è anche la prima sicura citazione documentaria della Notitia cleri medilanensis (1398), poiché, come noto il primo classico intervento chiesastico- il liber notitiae- per motivi non ben chiari, probabilmente politici, ignora deliberatamente tutti gli edifici religiosi (ma non gli altari) dedicati a S. Ambrogio ed a S. Giorgio. Al XV secolo risale la maggior parte dell’attuale apparato iconografico che sostituì completamente il precedente romanico: la grandiosa Resurrezione (1491) sulla parete settentrionale; l’incoronazione di Maria (1487) su quella meridionale; il Pantocratore in mandorla, i Quattro evangelisti, Quattro profeti, la Crocefissione e una scena di caccia nell’abside; nel modesto frammento con ala data 1476, S. Antonio Abate (1487), S. Bernardino, la fanciulla salvata da S. Giorgio e S. Giorgio stesso (forse) sull’arco trionfale. Completano l’apparato un Madonna col bambino fortemente lacunosa (parete meridionale) e l’Annunciazione (arco trionfale), entrambe cinquecentesche, ed il riquadro con la rara figura del papa Urbano V° (parete settentrionale) della dine de XIV sec.

La decorazione dell’abside sarebbe dovuta ad una vera e propria bottega, con un maestro e diversi allievi o aiutanti. Merita la massima considerazione il “Maestro dei volti”per le preziose teste dell’ evangelista Luca, del Pantocratore e di Maria e Giovanni nella Crocefissione. Il frammento con la scena di caccia invece sarebbe stato, tutto e solo, eseguito dal maestro capo della bottega: si tratta “di uno splendido abbozzo, disegnato quasi impressionisticamente;appare un autentico divertissement dell’autore che vi ha profuso la sua genuina creatività; è quasi una firma dell’autore, una sua libera ispirazione creativa ”.

Le prescrizioni susseguenti alle visite pastorali borromaiche tardo cinquecentesche comportarono solamente alcune modifiche alle finestre. L’ultimo importante intervento è il definitivo sopralzo settecentesco con l’inglobamento e quindi l’eliminazione del campani letto e l’apertura di quattro grandi finestroni (due sulla parete meridionale e due su quella settentrionale). Le complesse vicende architettoniche sono ben evidenziate dalla tormentata parete volta a sud ove è stata accertata la presenza, per quanto non venne distrutto da interventi successivi, di undici finestrelle variamente databili fra il VII e il XVIII sec.

Lo studio approfondito di questo edificio religioso ha permesso di trovare risposte convincenti ad un numero veramente elevato, ed inizialmente insperabile, di difficili interrogativi. Crediamo di poter affermare che abbia concorso a questo risultato, in misura non secondaria, l’approccio interdisciplinare seguito. Il continuo confronto dei risultati dell’analisi archeologica, architettonica, dell’apparato figurativo, archivistica nonché strettamente tecnologica ha suggerito ipotesi e suscitato conferme decisive per la definizione di un quadro conoscitivo completo. In conclusione potremmo pertanto osare di proporre questa esperienza come valida indicazione metodologica.

L’antica Chiesa di S. Giorgio a Lurago Marinone [Carlo Ortolani da Cà de Sass]